tra
dicembre 2004 e gennaio 2005 i cinque elementi del collettivo
di base dei julie's haircut si sono riuniti con alcuni amici per
registrare diverse sessioni sul loro equipaggiamento privato,
a loro noto come "toxic tape" studio.
da
queste sessioni sono state estratte nove canzoni, raggruppate
a formare 3 diversi set, composti da canzoni dei julies in nuovi
arrangiamenti, cover di altri gruppi e anche materiale assolutamente
inedito.
ognuno
di questi 3 set è stato poi donato a 6 programmi radiofonici
italiani che si distinguono per il supporto fornito alla musica
indipendente italiana. queste canzoni saranno trasmesse per la
prima volta in esclusiva da queste radio, mentre popolare network
e il suo programma "patchanka" cureranno una trasmissione
nazionale di una selezione di questi set. queste canzoni non saranno
pubblicate su disco, mentre una libera e gratuita distribuzione
su internet e sulle radio è incoraggiata dalla band.
---
Tra
le pareti
di
Emiliano Colasanti (editor, Losing Today)
"They
play me on the radio and that's the way I like it..."
Che
poi, in un certo senso, spiega tutto questa frase qua sopra e
quello che vi apprestate a leggere non vuol dire niente.
Forse.
La
storia è molto semplice: tra la fine del 2004 e l'inizio
del 2005, proprio nel periodo dei pandori/panettoni/partite a
carte/cinte slacciate per il troppo mangiare/baci sotto il vischio
e "...meno nove, meno otto, meno sette...", i Julie's
Haircut si ritrovano in casa per registrare delle canzoni (quasi)
in acustico da regalare in dono a sette radio selezionate in lungo
e in largo nella penisola.
Detto
così non è niente di nuovo.
E'
un po' quella cosa che John Peel (pace all'anima sua) ha fatto
per anni.
Seppure
in maniera diversa.
La
novità sta in un gruppo di persone che si tirano dietro
la porta (con gli annessi e connessi psicologici/filosofici che
questa cosa comporta e che non spiego. Non sono Gigi Marzullo,
anche se come capelli siamo lì) e decide di tenersi dentro
solo uno sparuto numero di amici e collaboratori. Un po' come
affermare che far quadrato in certi momenti è una cosa
importante.
Che
riacquistare l'intimità delle quattro mura, magari dopo
un anno speso a fare su e giù dai palchi, ogni tanto è
una cosa necessaria.
Il
bello di queste session sta proprio nel seguire questa idea d'intimità
e cercare di renderla pubblica senza lasciarla snaturare.
E
poi ci sono le canzoni. Canzoni che avevano bisogno di prendersi
altri spazi che non sono quelli angusti e stretti (e tondi) dei
compact disc (i vinili sono un'altra cosa, nei vinili c'è
più aria).
Canzoni
che vanno ascoltate, registrate e regalate agli amici.
Oppure:
passate in mp3 e diffuse via internet in barba a tutti i decreti
di questo mondo conosciuto, urbani ed extra urbani.
Fatelo.
I Julie's non vi dicono di no.
Per
un sacco di motivi, ma soprattutto perché se lo meritano.
Canzoni
vecchie (Chip And Fish Brain), nuove (In The Air Tonight,
The Big Addiction, The Last Living Boy In Zombietown) e nuovissime
(First Drop Of Morning Sun).
Ascoltate
una di seguito all'altra in queste versioni inedite, spogliate
di tutti gli orpelli ed arricchite di nuovi colori, sembrano il
perfetto viatico per capire i Julies che furono e quelli che saranno.
L'impeto punk del passato e quello pop del presente letti in una
nuova chiave di lettura. Una chiave diversa, ma non meno interessante,
che passa anche per la riscoperta di alcuni classici.
Breathe
dei Pink Floyd ("I Pink Floyd!! Ma non eravate un gruppo
indie?"), che a suo modo è quasi uno standard. Una
canzone che fa parte (volente o nolente) del dna di tutti quelli
che nella loro vita hanno avuto a che fare con chitarre, bassi,
batteria e quant'altro.
Walkin'
With Jesus degli Spacemen 3, che più che una cover
l'atto d'amore di una band nei confronti di un'altra. Un po'
come dare a Cesare quello che è suo. Ed allo stesso tempo
tenersene un pezzo.
Broken
Imaginary Time dei Soundtrack of Our Lives. Un gruppo che
solo per il nome che si è scelto meriterebbe un posto in
paradiso ed invece si ritrova ad essere quasi ignorato.
When
Tomorrow Comes. Gli Eurythmics. Che poi sarebbero un gruppo
degli anni ottanta. Peggio: un gruppo pop degli anni ottanta.
Uno di quelli super noti, per giunta. Una canzone che fa parte
del bagaglio genetico di una generazione e che ristabilisce un
grande assioma: Una bella canzone è una bella canzone.
Alla faccia delle etichette, i suffissi e i prefissi che spesso
si divertono ad attaccare alla musica che ci piace.
In
pratica, Home Environment è la monetina per accedere
al juke box privato dei Julie's Haircut. Sta a voi decidere se
spingerla o no nella fessura.
Ed
anche in questo senso: spiegava tutto la prima frase.